2016 – Arte in Pellicceria
2016 – Arte in Pellicceria
2016 – Arte in Pellicceria
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2016 – Arte in Pellicceria
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2016 – Arte in Pellicceria
2016 – Arte in Pellicceria

Arte in pellicceria, Pompeo Forgione

Inaugurazione: giovedì 10 novembre 2016 alle ore 18.00

La mostra personale di Pompeo Forgione (Benevento,1957) presso gli spazi della Fondazione Paolina Brugnatelli è un’occasione unica per chi voglia ritrovare e ripercorrere con l’artista gli ultimi anni della sua produzione, nella lunga e brillante carriera che lo ha condotto ad esporre in Italia e all’estero. La Fondazione da sempre si distingue per un interesse verso le arti figurative e la ricerca, facendosi promotrice di mostre, convegni ed eventi. Dal 2011 organizza il premio “Paolina Brugnatelli” per le arti visive in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Brera e, dal 2015, con quella di Budapest, allargando così la sua presenza oltre i confini nazionali. Pompeo Forgione espone nei due piani dedicati alla sua personale dal titolo “Arte in Pellicceria” alcune opere facenti parte degli ultimi sette anni di attività. Naturalmente curioso, da sempre aperto verso la sperimentazione e la rispondenza dei differenti materiali, nei lavori è possibile percepire tutta la forza scaturita dall’empatia con la disciplina creativa e dalla capacità di far interagire (e interagire con) elementi di origine naturale quali ceramica, legno, pigmenti, cere accanto a componenti di recupero dal carattere industriale e postmoderno.

La sua raffinata sensibilità lo porta ad affrontare tematiche che affliggono il nostro quotidiano, cercando di fornire – grazie alla creatività e all’arte di cui si nutre – risposte universali. Un «mondo delle idee» di platonica 

memoria a cui qualcuno oggi dimostra di sapere ancora attingere. Nelle sue tele recenti – in soggetti quali “Lo sbarco in Sicilia” (2015), “Il soffio di una notte” (2015) e “Protezione” (2015) – vi è inclusa l’urgenza e la potenza della descrizione di vicende che egli desidera eternizzare attraverso il gesto artistico, isolare nella loro drammaticità senza nome, per poi restituirle allo sguardo sensibile dell’osservatore in una relazione al contempo empatica e razionale. Opere in cui la figurazione si fa più evidente, proprio perché spinte dalla “necessità creativa” che ha dato forma al concetto. Parlano di derive e speranze, di sogni e dubbi, di diritti negati e dell’imprevidibilità delle intemperie in mare aperto. Al loro interno l’artista a volte inserisce un oggetto: è quell’elemento necessario a ricondurre il contesto alla concretezza della realtà dentro la quale tali eventi si sviluppano.

Per queste tele, come per altri lavori precedenti di Pompeo Forgione in mostra, la commistione di linguaggi e materiali diviene un tassello fondamentale della produzione artistica, atto a sottolineare con coerenza il rapporto tra l’idea e la materia, il segno, lo spazio. I pigmenti che danno vita a cromie intense di blu e gialli, si contaminano con la tonalità neutra dell’argilla che fende la tela di inattesi bagliori, cangianti a seconda della posizione da cui si osserva. Gli interventi gestuali – siano essi figurativi o informali – prendono vita da energici tratti a carboncino o acrilico, come per “Tracce di fango” (2012).

Il livello dell’ingresso della Fondazione ospita una costellazione di lavori tale da sminuire con le parole una ricerca artistica così articolata. La natura con le sue leggi universali, l’uomo con i limiti antropologici dell’evoluzione, il paesaggio post industriale che ritroviamo negli skyline di vecchie ciminiere e ponti in ghisa, nei grigi dei fondali o nei materiali di recupero. In mostra anche alcune grafiche prodotte tra il 2012 ed il 2015 con la stessa tecnica di contaminazione tra argilla, pigmenti naturali e carboncino, in cui il segno interagisce con i ritmi dello spazio compositivo e si ritrovano in nuce tutti i richiami alle architetture industriali e all’anatomia della natura, come le diatomee – forme organiche elementari – o la ritualità pagana di grafie ancestrali, simboli propiziatori di un mondo in evoluzione che non vuole perdere le sue radici.

Ciò che rende unica la personale di Pompeo Forgione in Fondazione è l’installazione al piano inferiore, luogo in passato adibito a laboratorio di pellami. Una sfida accolta dall’artista che ha scelto di mantenere un dialogo concettuale tra il lavoro artigianale – sottolineato dalla presenza dei mezzi di produzione dell’ambiente espositivo – e l’atélier artistico, ovvero il tempio della creatività. Da questa soluzione, coerente con la fascinazione per un passato manifatturiero ed industriale, prendono forma le creazioni site specific in cui le tele si mutano in quinte, in fondali ordinati in modo da misurarsi con lo spazio fortemente denotato e autentico del piano interrato. E’ nella complessità dell’interazione con i tessuti ed i macchinari un tempo produttivi che l’artista ritrova un’inedita lettura delle sue opere ed infonde vita nuova al laboratorio che le ospita.

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